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MALALBERGO

Palazzo della Dogana (Gabella Grossa): Via Selciato
Fu edificato nel 1583 tra il corso del Canale Navile e il corso del Canale Morto, dalla Gabella Grossa di Bologna come sede del Capitanato del barcheggio del “Porto di Malalbergo” come “dogana” tra lo Stato Pontificio ed il Ducato Estense.
Nel 1775 fu inaugurato il nuovo “sostegno” portuale, il quale permetteva una navigazione senza interruzioni con il Po di Primaro per consentire, soprattutto, una rapida consegna delle merci ed ampliando notevolmente il traffico commerciale.
Con l'inglobamento del Ducato Estense nello Stato Pontificio, avvenuto nel 1598, il palazzo piano piano perse le sue funzioni primarie, ma rimase sicuramente un punto nodale sia per i viaggiatori sia per le merci, mettendo a disposizione dei commercianti i suoi ampi magazzini e dando ospitalità ai facchini e a tutti gli altri operatori portuali
L'edificio ebbe, nei secoli successivi, diverse destinazioni d'uso; dopo la decadenza delle attività commerciali fluviali bolognesi con le città di Ferrara, Venezia e Cervia, fu sede della Gendarmeria Napoleonica e della Guardia Nazionale e per questo motivo il palazzo fu chiamato dai Malalberghesi “Il Casermone”, nome che ancora oggi lo contraddistingue.
Allegati alla pagina
Luoghi da visitare, parchi, percorsi ciclabili
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ALTEDO

La locanda: Via Nazionale
L'edificio settecentesco, conosciuto dagli Altedesi con nome di “Locanda Napoleone”, fatto costruire dal conte Ferdinando Marescalchi, venne adibito ad osteria e sul finire di quel secolo, precisamente nel 1795, con la nuova disposizione delle soste per le diligenze della linea postale Bologna-Ferrara, si trasformò nella nuova “Posta cavalli”, ampliando sia l'osteria (trasformata per l'occasione in locanda), sia le stalle, quest'ultime ubicate però sull'altro versante della strada. Probabilmente deve il suo nome alle due soste che il generale Napoleone Buonaparte effettuò il 3 luglio e il 20 ottobre del 1796. Col passare degli anni, diversi furono gli interventi di restauro come si evince confrontando le foto dei primi anno del Novecento (gestione Poggi) e i “ritocchi” eseguiti successivamente dalla famiglia Baccilieri, nuovi proprietari dell'edificio; furono demoliti, fra l'altro, l'imponente scalone, il lucernaio, l'abbaino e alcuni camini; vennero eseguiti diversi lavori anche all'interno dello stabile, modificando gli ambienti originari e trasformando la Locanda in un più funzionale e rinomato ristorante, che chiuse i battenti sul finire degli anni Settanta. Dopo vari anni di abbandono, verso la metà degli anni Ottanta il nuovo proprietario, l'ingegner Bonfiglioli, fece eseguire altri lavori di restauro e di recupero dell'edificio, ma le occasioni per utilizzare la struttura da parte dei nuovi proprietari furono pochissime e l'antico Palazzo, amato dagli Altedesi, venne nuovamente chiuso in attesa di nuove destinazioni d'uso.

Torre Gnudi: Via Boschi
L'edificio, che tutti gli Altedesi chiamano affettuosamente “al pipulot”, alto circa sei metri e con una base che non supera i quattro metri e mezzo, non è facilmente databile poiché nel corso degli anni è stato più volte rimaneggiato e non si riscontrano documenti antichi che ne dimostrino la nascita.
Sorge nel borgo omonino (da tutti conosciuto col nome di “Uberseto”), sulla sponda destra del Savena, a qualche chilometro dal centro di Altedo.
Sicuramente nei primi anni dell'Ottocento i marchesi Gnudi, proprietari della torre, di vasti terreni ed anche degli edifici circostanti, adibirono la parte inferiore della torre a ghiacciaia (una delle prime “conserve” della zona) e la parte superiore a colombaia. Sul finire dello stesso secolo fu ricavata in essa una piccola abitazione che fu abbandonata solo verso la fine degli anni Settanta.

Villa romana
Nelle vicinanze di Altedo, esattamente al chilometro 0,700 di via Vita, sul lato sinistro della strada in direzione Saletto di Bentivoglio, sono tornati alla luce i resti di un edificio rustico di epoca romana, durante i lavori di posa del metanodotto Minerbio - Cortemaggiore, nella primavera 1992. La Soprintendenza Archeologica dell'Emilia - Romagna ha successivamente attuato uno scavo in loco, nell'ambito di tutta una serie d'interventi nella bassa bolognese, dei quali i più interessanti sono senza dubbio il suddetto e quello di Bentivoglio, in località “La Rizza”, di poco anteriore. I resti archeologici rilevati ad Altedo ed a Bentivoglio sono certamente coevi, databili entrambi attorno al I - II secolo d.C. ed entrambi appartenenti ad edifici rustici, pur se non “ville” romane. Gli scavi hanno restituito abbondanti pezzami laterizi e residui murari, oltre a basamenti in mattoni e cocci di anfore in quantità non molto copiosa. Particolarmente interessanti si sono dimostrati tre laterizi frammentari contrassegnati da un'identica sigla, Q.I.S., la quale probabilmente si riferisce al fabbricante o al proprietario dell'opificio. Degne di nota sono le ceramiche fini di mensa, anche se in precario stato di conservazione e molto meno numerose delle ceramiche d'uso comune (frammenti di olle in terracotta, da usarsi in cucina).
Questo ritrovamenti archeologici portano agli studiosi una serie notevole di dati e di rilevazioni che permetteranno loro di darci un quadro sempre più veritiero di queste zone in epoca romana. Il ritrovamento altedese è il primo nel territorio comunale e ci dà la certezza che in quel periodo questi terreni erano coltivati, specialmente con piante ad uso alimentare, con prevalenza di cereali, frutteti, prati e pascoli. Due campioni prelevati dallo scavo archeologico di questo edificio rustico sono stati sottoposti ad analisi palinologiche (l'archeopalinologia studia i pollini e le spore che si trovano nel terreno e ci fornisce quindi un quadro dell'ambiente circostante in una precisa fase storica); i risultati confermano un paesaggio vegetale non molto forestato (arboree inferiori al 10%) e nell'insieme un'abitabilità rurale con relative coltivazioni. Le ipotesi prospettate dal sottoscritto e dall'amico Dino Chiarini nel volume “Malalbergo e il territorio comunale nei secoli” si sono dimostrate, alla luce di questi nuovi ritrovamenti, assai fondate; le campagne del Comune di Malalbergo erano quindi, in età romana, fertili e produttive. Nell'ottobre 1993, venne allestita nei locali di Palazzo Marescalchi, un'interessantissima mostra fotografica su questo manufatto ritrovato, corredata anche da un esauriente e ben articolato catalogo dal titolo “Malalbergo e la Pianura Bolognese; ritrovamenti archeologici di età romana”. 

PEGOLA

Palazzo Venturi, ex Palazzo Scarselli: Via Nazionale
Edificato nel 1874 in località Bastia, su disegno di Francesco Sarti per conto del conte Cesare Scarselli, fu per anni uno dei più “imponenti” palazzi padronali di Pegola, come l'edificio della vicina ex azienda agricola Cacciari, oggi conosciuto come Palazzo Tesi. Nei primi anni del Novecento, Palazzo Scarselli e l'omonima azienda agricola furono acquistati dal signor Brenno Venturi che utilizzò una piccola parte dell'edificio per uso abitativo, mentre la maggior parte dei vani furono adibiti a magazzino per lo stivaggio del riso e come ricovero di attrezzi agricoli.
Nello stesso luogo, sorge il piccolo oratorio originariamente dedicato a “Santa Maria della Valle”, fatto edificare dalla nobile famiglia Guastavillani che cedette l'intera azienda agricola alla famiglia Scarselli, quindi ai Venturi. Nei primi anni del Novecento, l'oratorio fu dedicato alla “Madonna del Rosario”. Oggi, purtroppo, è in totale abbandono come l'intero borgo Bastia.

PONTICELLI

Questo nucleo ha seguito le vicende storiche di Pegola, essendo un appendice dello stesso paese e della stessa Parrocchia; oggi è ridotto a poche case e a pochi abitanti.
Nei pressi di Ponticelli, all'incrocio di via Ca' Bianca e Via Tombe, sorgevano due edifici di interesse storico, il Palazzo delle Prove, antico attracco fluviale e la Casa Rossa, adibita a deposito delle merci; questi due palazzi vennero abbattuti alcuni anni or sono perché non più recuperabili. Di quel piccolo nucleo ora resta solo il ponticello posto sul Canale Calcarata, detto ponte “Le Prove”, sulla strada che da Malalbergo porta a Maccaretolo, attraversando la “valle delle Tombe”

CASONI

Questa località è situata sulla strada statale per Bologna, dista da Malalbergo 13 chilometri ed è il nucleo abitato più a sud del territorio comunale.
Molto probabilmente Casoni ha seguito le vicende storiche del paese vicino, Ca' de' Fabbri, essendo distante poco più di un chilometro da esso.

ALTRI NUCLEI DEL TERRITORIO

Esistono nel territorio comunale altri piccoli nuclei sei-settecenteschi che non hanno riferimenti storici, ma fino a pochi anni or sono erano assai popolati, autosufficienti ed anche forniti di empori ed osterie.
Sono: il Cucco, posto al confine con Baricella; La Melara, conosciuta come “Casetti di Canaletto”, sorto sul confine con il comune di Minerbio; Canaletto, gruppo di case sparse poste sulla via per Bentivoglio; Rivabella, oggi incorporata nell'agglomerato urbano di Altedo; Calabria, al confine con Baricella; Uberseto, sorto di fronte a Borgo Gnudi e diviso da quest'ultimo dal corso del Savena; Scarani, sulla via per Boschi di Baricella; Portoni, posto vicino alla foce del Canale Navile, tra Malalbergo e Passo Segni
Anagrafica dell'Ente
Comune di Malalbergo
Piazza dell'Unità d'Italia 2
40051 Malalbergo (BO)
Tel. centralino 051.662.02.11
PEC: comune.malalbergo@cert.provincia.bo.it
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La redazione e la gestione di questo sito è a cura dell'URP del Comune di Malalbergo.
Pubblicato nel febbraio 2017
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