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Nell'antichità il Reno, come gli affluenti di destra del Po provenienti dall' appennino Tosco-Emiliano, si riversava disordinatamente in una grande valle di acque salmastre chiamata Padusa.

Il territorio nel quale ci troviamo era soggetto a frequenti inondazioni soprattutto nei periodi autunnali e primaverili; il corso dei fiumi variava frequentemente e i detriti depositati dagli stessi tendevano a colmare progressivamente l' intera valle.

L' assetto idrografico della regione viene sensibilmente rideterminato nel basso medioevo in seguito alla rotta del Po nel 1152 presso Ficarolo (poco a nord di Ferrara ) che determina l' apertura di un nuovo corso del fiume: il ramo di Venezia, nonchè il progressivo impoverimento in termini di profondità, portata d' acqua e navigabilità dei due rami ferraresi del Po: il Volano e il Primaro.

Le contese e le polemiche fra bolognesi e ferraresi intorno al Reno iniziano dunque in questo periodo poichè i bolognesi avevano interesse a "liberare" le loro terre a nord dalle acque del fiume, per renderle sempre più coltivabili; i ferraresi volevano invece che il Reno continuasse ad uscire liberamente a sud della loro citta' poichè in questo modo la grande quantità di detriti che esso trasportava avrebbe continuato ad innalzare i loro terreni invece che finire nel Po e danneggiare ancora la navigazione.

Nel 1450 la vertenza venne provvisoriamente risolta quando gli Estensi (duchi di Ferrara) acconsentirono e realizzarono l' immissione delle acque del Reno nel Panaro (affluente di destra del Po) nei pressi di Finale Emilia.

La vicenda, tuttavia, non era conclusa poichè ai primi del XVII secolo la dinastia estense si esaurì e lo stato pontificio ne incamerò gran parte dei possedimenti. Ferrara diveniva così città di confine e presidio settentrionale nei confronti della repubblica di Venezia: la accresciuta importanza geopolitica di Ferrara indusse l' autorità pontificia a riconsiderare la vicenda del Reno allo scopo di rafforzare i propri confini.

Nel 1604 il Reno fu "disalveato" e lasciato di nuovo libero di scaricare le proprie acque nei nostri territori: valli del Poggio e valle di Malalbergo, con gravi danni per l' agricoltura locale e, progressivamente, anche per i commerci sul canale Navile.

Solo nel 1770 (1767-1793) con l'ultimazione del cavo Benedettino si ottenne di immettere le acque del Reno nel vecchio corso del Po di Primaro, dando così al fiume il definitivo ed attuale assetto.

La soluzione così faticosamente trovata, seppure ha consentito la bonifica e la messa a coltura di vasti territori tra cui il nostro, non ha tuttavia eliminato il pericolo di inondazioni e di rotte del fiume Reno, che infatti si sono ripetute negli anni fino quasi ai nostri giorni. Ciò del resto è connesso con la natura stessa del problema e della soluzione trovata: l' attuale corso del fiume non si è naturalmente costituito nel corso dei secoli, ma è stato, soprattutto a valle, determinato dalle opere dell' uomo e da canalizzazioni che devono essere continuamente adeguate e salvaguardate.

Negli anni '50 è stato ultimato e reso operativo lo Scolmatore delle acque del Reno (noto come Cavo Napoleonico) che consente di immettere le acque del Reno nel Po, in occasione di piene particolarmente pericolose; ciò ha reso molto piu sicuri e protetti dalle inondazioni i nostri territori.
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Pubblicato nel febbraio 2017
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